In Italia, come un po’ in tutto il mondo, ci sono domande sul futuro, in cui ci imbattiamo continuamente e alle quali spesso non sappiamo dare risposta. Certo una cosa la sappiamo, sarà sicuramente un mondo nuovo, con un forte sviluppo in campo tecnologico, che porterà dei pro e dei contro: si cercherà di inquinare di meno e produrre di più, a costi inferiori e di conseguenza  riuscire ad arrivare a questi obiettivi con maggiori possibilità in confronto ad oggi. Le potenzialità di un mondo più avanzato,  con la mentalità proiettata verso un continuo progresso, sembrano ancora lontane, per un Paese come il nostro, dove l’età pensionabile è di quasi..ormai prossimo come punto di arrivo…sessantasette  anni. Così, rientriamo tra le prime nazioni mondiali dove l’età per lasciare il lavoro è sempre più lontana e a ciò, si deve aggiungere il grande problema di con un alto tasso di disoccupazione giovanile. La riforma Fornero ha abolito, a partire dal 2012, le pensioni di anzianità, sostituite, oggi, dalla “pensione anticipata”, che si può chiedere una volta totalizzati 42 anni e 10 mesi di contributi. Per quanto riguarda quelle di vecchiaia, c’è da tenere in conto il legame tra l’aspettativa di vita e l’età richiesta. Il meccanismo è stato introdotto dalla manovra estiva del luglio 2010, nel governo Berlusconi. Il decreto “Salva Italia” di Mario Monti, di cui la riforma Fornero fa parte, si è limitato ad anticipare l’entrata in vigore del meccanismo. Il risultato è che in questo momento l’Italia, sulla carta, è seconda al mondo per età di uscita: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e 65 e 7 mesi per le donne, in attesa del prossimo “scatto”. Proprio in questo periodo, è ritornato forte il problema. Si parla di applicare gli scatti a breve, si sente dire di lavoratori più disagiati di altri che dovrebbero essere esentati dal nuovo provvedimento. Sono in corso incontri, anche con battaglie sindacali, per limare le decisioni del governo. Prima erano 9 le categorie da salvaguardare, tra cui i maestri della scuola dell’infanzia, ora si parla di 15, ma tutto è in alto mare. Da una parte ci sono i ministri economici, preoccupati per le finanze delle Stato e dall’altro le giuste ragioni di molti lavoratori, occupati in mansioni usuranti, che reclamano il riposo della pensione, dopo una vita di sacrifici. E poi, un altro aspetto è diventato urgente da dibattere: bisognerebbe rivedere il contesto relativo ai giovani. Dopo i costi altissimi di formazione dei laureati, andrebbe garantito loro un lavoro stabile, con dei diritti adeguati, non facendoli cosi espatriare in cerca di un futuro migliore. Invece quest’ultimo aspetto è diventato un fatto abbastanza comune. Stiamo tornando indietro nel tempo, dopo anni di relativo benessere. I giovani sono i pilastri della società di domani, se non addirittura di oggi, aiutiamoli davvero. E’ l’ora, è urgente, non si può più rimandare.

Vittorio Mita III CHIM

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