Nella scuola da poco iniziata spira vento di novità. Il ministro del MIUR vuole introdurre l’utilizzo dello smartphone in classe nella convinzione che, se la scuola vuole comunicare con i ragazzi, deve condividerne il linguaggio. Purtroppo i giovani ormai si sono abituati ad un uso smodato dello strumento, con conseguente dipendenza dallo stesso. Se ci si mette davanti ad un istituto scolastico nell’orario di uscita dalle lezioni, si nota che il primo gesto in comune a tutti gli alunni è quello di mettersi le mani in tasca per afferrare il proprio cellulare. Arrivati a casa gli stessi disturbano l’armonia del pranzo familiare con la lettura dei messaggi che cominciano ad arrivare, suscitando rimproveri e urla da parte degli adulti. Lo smartphone è diventato uno strumento che assorbe e limita il tempo libero e quello dello studio: l’applicazione pomeridiana è sempre più ridotta ad un lavoro svogliato e superficiale; i telefonini squillano perché c’è chi non ha registrato i compiti da fare e conta sulla maggiore responsabilità di qualche compagno, oppure chi chiede aiuto nella risoluzione di qualche problema. Si avvia così un colloquio che non è più a due,  ma coinvolge il cosiddetto “gruppo della classe”: diverse voci confusamente si intercalano e si rispondono creando più dubbi che certezze. Non parliamo poi di quello che si verifica durante l’uscita serale, dove anche le coppiette più che unite sembrano distratte dai continui squilli del proprio cellulare, per definire gli ultimi appuntamenti della giornata. Come sarà possibile trasformare quest’uso così improprio e meccanico del telefono in un supporto indispensabile ai fini di ampliare ed approfondire delle conoscenze? La cosa mi sembra veramente difficile. In effetti il telefonino c’è già nella classe, ma serve soprattutto per riprendere lo sbadiglio del professore o l’atteggiamento poco consono di qualche alunno ed altro… . Non so poi quanto la categoria dei docenti, la cui vita è stata già complicata dal registro elettronico, sia preparata per operare un miracoloso cambiamento, alla prima Circolare del Ministro che promette l’attuazione di questa rivoluzione in tempi brevi. Intanto gli adulti continuano a darci un cattivo esempio facendo squillare i loro cellulari a Messa, nelle aule dei convegni, nelle sedute del Parlamento.

Bujamin Mehmedi IV CHIM

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