L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha generato non poche difficoltà anche in ambito scolastico. La chiusura delle scuole ha indotto docenti ed allievi all’utilizzo della didattica a distanza (DAD) per poter proseguire da casa la necessaria formazione dei ragazzi. Ne parliamo con i dirigenti scolastici degli istituti superiori fabrianesi per capire le dinamiche e relative problematiche sorte con questo nuovo metodo educativo.

Come sta procedendo la didattica a distanza, imposta dall’emergenza sanitaria da Coronavirus?

Prof. Dennis Luigi Censi (Liceo Classico Stelluti): Al Liceo Classico Stelluti la didattica a distanza è iniziata lo scorso nove marzo. L’attività segue l’ordinario orario scolastico e si utilizzano le risorse on line che il Liceo ha messo a disposizione. Tutti gli studenti e i docenti vi accedono con un account personale. È una modalità di fare scuola nuova per tutti, non potrà sostituire la didattica in presenza, ma in questa situazione non ci sono alternative praticabili. Con questa precisazione, direi che sta procedendo meglio del previsto. Finora si sono presentati solo problemi facilmente risolvibili.

Prof. Francesco Mezzanotte (Liceo Scientifico Volterra): Molto bene! Il Liceo Scientifico non aveva una piattaforma web pronta per la didattica a distanza, così i primi giorni di sospensione delle attività scolastiche abbiamo fatto largamente uso di Nuvola, il nostro Registro Elettronico. Contemporaneamente però abbiamo scelto di attivare la “Google Suite for Education“, divenuta completamente operativa il 12 marzo. Da lunedì 16 marzo abbiamo quindi ripristinato completamente una scansione giornaliera delle lezioni seguendo l’orario settimanale in vigore al momento della chiusura.

Prof. Francesco Maria Orsolini (Liceo Artistico Mannucci): Sperando di non essere accusato di plagio, inizio a rispondere a questa domanda citando l’affermazione di un alunno di scuola primaria di Foggia, “La scuola ci manca troppissimo!”, che mi ha quasi commosso seguendo uno dei tanti webinar proposti dalla rete in questi giorni. Effettivamente tutti noi stiamo vivendo nel segno della mancanza e della perdita di un bene che, com’è nella dinamica emotiva del desiderio, ti accorgi di sentire più intensamente, proprio quando ti viene a mancare. Improvvisamente è venuta a mancare l’esperienza quotidiana di comunità, quel senso di appartenenza che è prerogativa imprescindibile della scuola, comunità educante in cui è insediata una fitta rete di relazioni umane e professionali, che ogni giorno vive e si adatta alle situazioni più varie, nutrita da sguardi, gesti, emozioni, abitudini, oggetti, ambienti di vita. A questa rete di relazioni si è sostituita una rete di comunicazioni mediate dalla tecnologia digitale, che dobbiamo considerare la nostra vera e propria scialuppa di salvataggio dalla catastrofe epidemica, con cui siamo riusciti, comunque, a mantenere la sopravvivenza di contatti e di scambi, e solo grazie alla quale è stato possibile non interrompere l’esperienza dell’apprendimento per mezzo miliardo di giovani che non stanno andando a scuola, questo il dato stimato di recente nel mondo.

Prof. Emilio Procaccini (Iis Morea-Vivarelli): Istituti scolastici, docenti ed alunni (con le loro famiglie) si sono messi in gioco in un’esperienza che, in questa fase e senza vincoli contrattuali, non aveva alternative. Al di là dei diversi livelli di competenza maturati precedentemente, è stato possibile creare sistemi didattici virtuali che non possono comunque ricreare le situazioni in presenza ma che comunque offrono altre opportunità educative.

Prof. Oliviero Strona (Iis Merloni-Miliani): Fin dai primissimi giorni dopo la sospensione abbiamo attivato la DAD sulla base del precedente orario curricolare. L’IIS MERLONI-MILIANI (che prevede nel POF un indirizzo di informatica) si è orientato da tempo su G Suite for Education che tra le diverse app offerte contempla anche Google Meet, un semplice strumento che consente di effettuare riunioni video mediante computer, tablet o smartphone. Dopo che l’amministratore della scuola ha abilitato il servizio, il docente programma delle videochiamate, a cui invitare i propri studenti, tramite Google Calendar o la fornitura di un link.

Come stanno rispondendo i ragazzi?

Prof. Dennis Luigi Censi (Liceo Classico Stelluti): Gli studenti devono mantenere la concentrazione per intervalli di tempo più estesi e in alcuni casi sono sottoposti anche ad un affaticamento visivo. Le due cause provocano una stanchezza psico-fisica che va tenuta in conto e attenuata se non eliminata. Per questi ed altri motivi, non sempre tutti gli studenti partecipano attivamente a tutte le lezioni della giornata. Durante le mie “visite” in video conferenza alle classi ho tuttavia percepito un buon senso di consapevolezza e una seria volontà di fare bene.

Prof. Francesco Mezzanotte (Liceo Scientifico Volterra): Molto bene! Fatto salvo qualche inevitabile problema con le connessioni internet e la mancanza di qualche dispositivo per il collegamento, la quasi totalità dei nostri studenti era già a lezione il 16 marzo. Per gli studenti senza computer ci siamo prontamente attivati fornendo loro quelli della scuola in comodato d’uso gratuito. Al momento tutti gli studenti hanno partecipato con buona frequenza alla nostra didattica a distanza.

Prof. Francesco Maria Orsolini (Liceo Artistico Mannucci): Dalle informazioni che per lo più  ricevo dai docenti, gli studenti sono saliti sulla scialuppa digitale nella maggior parte dei casi con determinazione  e attaccamento alla loro condizione di giovani in formazione, dimostrando un bisogno, che non esiterei a definire vitale, di ritrovare le immagini e le voci dei loro docenti, come dei loro compagni di classe; rispetto agli uni e agli altri è stata proprio la scialuppa digitale a garantire l’unica forma e modalità possibile del sentirsi ancora insieme, pur trovandosi ognuno nella propria camera. In questa prima fase della didattica on line ci siamo quindi dovuti concentrare molto anche nella ricerca di chi non risultava presente nella scialuppa, non risalito sulla piattaforma digitale, sistematicamente o periodicamente disconnesso. E proprio in questi giorni stiamo provvedendo a dotarli degli strumenti tecnologici che serviranno, speriamo, per farli risalire a bordo, di nuovo insieme alla scuola.

Prof. Emilio Procaccini (Iis Morea-Vivarelli): La maggior parte dei ragazzi partecipa con convinzione. Gli alunni più in difficoltà, tolti coloro che fisiologicamente tendono a defilarsi pur avendo condizioni favorevoli, sono coloro che hanno problemi di connessione (lenta o comunque non stabile), di saturazione casalinga (fratelli e genitori che condividono rete e dispositivi), di mancanza di macchine informatiche versatili ed efficienti.

Prof. Oliviero Strona (Iis Merloni-Miliani): Complice forse l’età, la maggior parte degli studenti attende con ansia l’ora di lezione in video, per salutarsi, parlare con compagni e compagne, recuperare uno sprazzo di normalità in queste giornate sospese e immobili. La replica dei riti scolastici (uno su tutti l’appello), aiuta a ricreare uno spazio di quotidianità “precoronavirus”. Si coglie il loro bisogno di mantenere quello spazio come un’oasi non contaminata dall’angoscia di questi giorni.

Docenti ed allievi hanno sollevato particolari problematiche in merito a questo nuovo metodo didattico?

Prof. Dennis Luigi Censi (Liceo Classico Stelluti): È erroneo trasferire sic et simpliciter nell’on line le metodologie didattiche attuate in presenza. Questa a mio avviso è la sfida per la scuola. Tutti i docenti stanno svolgendo la loro professione con responsabilità, cercando di superare al meglio le difficoltà, anche tecniche, ma senza rinunciare al proprio spirito critico, comunque finalizzato a costruire. Dal lato studenti, le maggiori problematiche riguardano la disponibilità di un idoneo device e una connessione di rete non sempre adeguata. Sulla qualità della connessione il Liceo non ha potere di intervento; invece abbiamo già concesso alcuni dispositivi in comodato d’uso ai nostri studenti che ne avevano bisogno e continueremo con altre concessioni la settimana dopo Pasqua.

Prof. Francesco Mezzanotte (Liceo Scientifico Volterra): Ho trovato da parte dei docenti del Liceo una voglia di mettersi in gioco fuori dal comune! Molti di loro non conoscevano le applicazioni della “GSuite“, eppure in pochissimo tempo, seguendo anche qualche tutorial online, sono diventati abili organizzatori di video conferenze, di classi virtuali, di scrittura condivisa. Anche gli studenti hanno risposto molto positivamente alla nuova impostazione della didattica. Dal 30 marzo al 7 aprile scorsi abbiamo svolto i Consigli di classe a distanza, con la partecipazione dei rappresentanti degli studenti e dei genitori. Sono state segnalate problematiche varie, ma tutti si sono complimentati con la nostra scuola per la capacità di reazione e per l’energia che è stata messa in campo in questo difficilissimo periodo.
Siamo riusciti a riportare un po’ di normalità.

Prof. Francesco Maria Orsolini (Liceo Artistico Mannucci): Per continuare ad usare la metafora del salvataggio in mare, non possiamo nasconderci che nel panorama delle scuole italiane le situazioni sono state le più variegate: in qualche caso docenti e studenti si sono ritrovati sopra una zattera con il rischio di andare alla deriva, senza possibilità di controllare la rotta. In altri casi, quelli delle scuole che la didattica digitale l’avevano già sperimentata e adottata come forma di integrazione e specificazione della didattica ordinaria, l’imbarcazione è risultata ben attrezzata per governare, anche in questa fase emergenziale, il processo dell’apprendimento. In ogni caso, è apparso lampante che lo strumento fondamentale per superare l’emergenza e cogliere, al contrario, gli aspetti anche esaltanti dell’innovazione digitale della didattica, è la formazione dei docenti, da incentivare e valorizzare in tutti modi. Perché le tecnologie, i dispositivi e la connettività, da soli servono a ben poco se in ogni scuola non si adotta una metodologia didattica condivisa, che serve tanto sui banchi dell’aula scolastica, come nella stanza dei nostri studenti, singoli ma connessi alla scuola in piattaforma.

Prof. Emilio Procaccini (Iis Morea-Vivarelli): Le problematiche sono sostanzialmente riconducibili ai fattori appena descritti. Le novità affrontate hanno spesso creato situazioni di impasse poi superate via via col procedere dei giorni. Il limite principale è identificabile con la tendenza a ricreare e ricercare le medesime situazioni che caratterizzano la vita scolastica di una classe, per come l’abbiamo sempre conosciuta, in un contesto del tutto diverso. Quando avremo superato questo drammatico periodo, avremo l’opportunità di sfruttare in maniera combinata gli aspetti più interessanti e pedagogicamente rilevanti di entrambi gli approcci, quello in presenza e quello a distanza.

Prof. Oliviero Strona (Iis Merloni-Miliani): Le tecnologie di per sé non sono inclusive ma, al contrario, evidenziano le differenze. Chi non ha una connessione a casa, i dispositivi necessari o una famiglia che supporti e dia importanza alla scuola resta inevitabilmente tagliato fuori, proprio perché non basta più “essere presente in classe” per stare al passo, ma serve un grande sforzo individuale. E allora mandiamo e-mail, contattiamo genitori, chiediamo ai compagni, ma con il dubbio di essere invadenti, pressanti o semplicemente inopportuni in situazioni complicate, che magari non si conoscono abbastanza. La consegna, in comodato d’uso, di devices della scuola a molte famiglie ha presupposto questo tipo di interazione e ha costituito forse uno degli aspetti più belli della nostra attività in questi giorni.

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