In un qualche dizionario on line sotto la definizione paradiso fiscale, si trova che questa è una locuzione di origine inglese, coniata nel 1727 da Giorgio II re di Gran Bretagna per designare le Isole Cayman. Nel linguaggio corrente indica un paese che offre un trattamento privilegiato in confronto agli altri stati, questo per attirare capitali di origine straniera. In poche parole i paradisi fiscali sono Paesi dove le tasse sono all’incirca inesistenti, e leggi fiscali molto poco rigide. Tuttavia non c’è un vero e proprio inizio di questo fenomeno, in quanto questi paradisi sono nati in concomitanza con le tasse. L’’argomento è tornato sulle prime pagine dei giornali dopo lo scandalo dei paradise papers. I paradise papers sono milioni di documenti riservati, i quali trattano di investimenti offshore, che tuttavia sono stati scoperti. L’Europa si sta muovendo, ha infatti aperto un’inchiesta ad ampio raggio sulla criminalità finanziaria e sull’evasione fiscale. Questo lavoro che sta curando l’UE, è volto a creare una tassazione uguale per tutti gli imprenditori che decidono di investire e di operare sul nostro continente. È stato anche predisposto un comitato, chiamato Taxe 3, che indagherà e che si occuperà della trasparenza delle operazioni. Altro scandalo è quello dei Panama Papers, ovvero un fascicolo riservato, formato da circa 11 milioni di documenti confidenziali. Quest’ultimo  è stato riportato da un gruppo di aziende con sede a Panama. Il fascicolo in questione fornisce informazioni su oltre 200 000 società offshore (società che offrono condizioni fiscali favorevoli dovuti a scarsi controlli), con addirittura i nomi degli investitori. Soprattutto nell’ultimo decennio, i paesi più sviluppati hanno deciso di agire contro questi illeciti finanziari. Anche il governo italiano ha intensificato la lotta contro di essi; c’è stato un considerevole aumento dei controlli alle imprese in generale, ma non c’è stata ancora una mossa che abbia permesso di fare scacco e vincere la partita. L’OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development – OECD in sede internazionale), nata nel 1948, è un’organizzazione economica internazionale. L’organizzazione svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva, che consente un confronto tra le varie esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni. L’OCSE ha allargato, negli ultimi decenni, la sua azione verso obiettivi di integrazione e cooperazione economica e finanziaria, tra i maggiori paesi occidentali. Il suo progetto sui paradisi fiscali è divenuto così un riferimento internazionale per andare incontro alla posizione ufficiale dei paesi più sviluppati, contro la questione della concorrenza fiscale dannosa. Tutti i dossier esaminati e le scoperte dei vari “papers” sono di interesse globale che non deve essere facilmente sottovalutato. Ne va del rispetto della legge internazionale innanzitutto, dell’etica delle persone e dell’aspetto finanziario planetario. Non basta però questo; sembra infatti che oltre al giro di soldi che danneggia imprenditori e stati, ci siano anche intrecci con reti terroristiche ed alcuni centri sono stati messi sotto una lente d’ingrandimento. In conclusione questo fenomeno parte da molto lontano ed arriva ai giorni nostri, senza essere mai stato risolto. E’ l’ora di combattere con intenzionalità ed efficacemente tutto quello che si nasconde dietro i cosiddetti “paradisi” che siano più o meno segreti, non importa. Va fatta chiarezza e pulizia.

Andrea Bartocci V chimica

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