Articolo ricevuto dal Direttore della Fondazione ITS Energia

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In questo periodo scolastico è particolarmente sentito il tema dell’orientamento, soprattutto negli istituti di istruzione secondaria superiore. I giovani entro gennaio, con procedure informatiche sempre più raffinate, dovranno indicare l’Istituto e l’indirizzo scelto per il proseguimento degli studi. Nel nostro ordinamento dal 2010 sono stati ridefinite e riorganizzate  le tre  diverse tipologie di studi: liceale, tecnico e professionale. Nella scelta questo è allora il primo step da praticare e individuare. Come fare e quale suggerimento dare è impegnativo, ma se, come nel mio caso, non è ravvisabile alcun conflitto di interesse, mi sento di offrire alcune riflessioni.

L’istruzione liceale è, soprattutto nella sua forma tradizionale del liceo classico, scientifico e linguistico, complessa e impegnativa, in quanto dedicata alla formazione di una preparazione culturale in cui prevale l’autonomia nello studio e nella ricerca (skill molto importante nel contesto europeo), rinviando a successivi periodi scelte specifiche professionali. Chi approda   verso questa tipologia di studi fa una scelta di una lunga scadenza rinviando ai percorsi universitari i particolari del proprio futuro. Capita che dopo un po’ ci si accorge di questo e allora, sotto il segno della scelta malamente mancata si ricercano altri indirizzi e tipologie di studi. Sotto la definizione liceale, un po’ alla francese dove tutto è così rappresentato, esistono altri corsi introdotti dall’ordinamento nel momento in cui il sistema liceo era alle strette con numeri scarni di studenti e doveva salvarsi nei sistemi riorganizzativi, dediti alla quantità più che alla qualità. Oggi, a mio avviso e per fortuna non è più così e dunque la discussione può assumere connotati più definiti.

L’istruzione tecnica, che ha caratterizzato per anni lo sviluppo economico del nostro paese, coniuga in modo specifico le sue due macro aree, quella commerciale-turistica e quella tecnologica. Quanto valga la pena osservala con attenzione e dirigersi verso di essa sta nel disegno che il giovane deve condividere con la famiglia, rispettando i suoi interessi culturali. E’ un’istruzione quinquennale il cui fine non è quello di rinviare scelte professionali, ma decidere immediatamente cosa voler fare, perché l’Università non è il prosieguo naturale, ma un’utile possibilità di crescita futura. Così trapela dai dati di Eduscopio, ricerca della fondazione Agnelli che fra licei e istruzione tecnica inverte i risultati di interesse, fra occupazione immediata e università.

L’istruzione professionale è un po’ una figlia adottiva, lasciata alle regioni e poi appropriatamente ripresa. Li il lavoro si coniuga con la conoscenza e la capacità. Lì, chi ama l’elettronica, la meccanica e quanto si può realizzare professionalmente, da subito li pratica.

Cosa suggerire allora? Da sempre ho detto ai giovani di condividere con la propria famiglia il valore della scelta e chiesto agli orientatori, onestà nelle indicazioni da dare ai ragazzi, evitando gli stereotipi bravo uguale liceo, meno bravo istituti tecnici, non studiosi professionali. Occorre chiedere ai giovani quanto amino studiare e mettere in campo il piacere per farlo, quali sono i loro interessi e come li vogliono coltivare, perché in ogni attività occorre essere bravi per avere successo.

Giancarlo Marcelli

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