Il recente avvenimento della sanzione, inflitta alla professoressa Rosa Maria Dell’Aria docente di lettere di un Istituto tecnico industriale di Palermo, lascia perplessi, sia da uomini di scuola che da cittadini. Sembra tutto sia nato da una segnalazione, su un social, di un sottosegretario che è rimasto scandalizzato per una ricerca condotta dagli studenti della professoressa per il giorno della memoria: pensate, le leggi razziali venivano avvicinate, nel lavoro dei ragazzi, al decreto sicurezza! Nell’Istituto sembrerebbe si siano addirittura presentati funzionari della Digos e immagino ispettori ministeriali. Al termine dell’istruttoria la professoressa è stata sospesa dall’insegnamento per due settimane con l’accusa di un comportamento che ha ecceduto nel corretto ruolo educativo, come riportato dalla stampa che ha sentito il Provveditore agli studi di Palermo. Da dirigente scolastico ho veramente tante perplessità, che sintetizzo attraverso un passo della circolare ministeriale 88/2010, una sorta di vademecum operativo per le sanzioni disciplinari.

Già per le sanzioni di minori gravità, di competenza dirigenziale, si può prevedere la sospensione dall’insegnamento fino a 10 giorni e si dice nella circolare che “l’esercizio del potere disciplinare deve essere effettivamente rivolto alla repressione di condotte anti doverose dell’insegnante e non a sindacare, neppure indirettamente, l’autonomia della funzione docente”. Figuriamoci per sanzioni associate a gravità più elevate di competenza dell’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari attivo presso gli Uffici Scolastici Regionali, da anni costituiti in sostituzione dei Provveditorati agli studi. Da uomo di scuola mi fermo qui con le mie perplessità!

Da cittadino sono molto preoccupato perché la scuola è il luogo della cultura, dei pensieri liberi e dei confronti che devono aiutare a crescere. A essa sono affidati i giovani perché divengano cittadini consapevoli e coscienti dei valori della democrazia e del rispetto, oltre che studiosi e preparati. La condotta della professoressa, che ha presumibilmente guidato il lavoro e la ricerca dei giovani sui testi normativi confrontati, sarebbe considerata un eccesso di ruolo educativo e io non lo capisco proprio. Fossi un rappresentante istituzionale mi farei domande sul perché i giovani abbiano assimilato le due situazioni normative; se questo non fosse stato solo un atteggiamento superficiale, o invece una precisa valutazione, peraltro presente anche fra molti adulti. Non affiderei ai social il giudizio, ma lo discuterei nei posti dedicati alla cultura.

Sarebbe infine opportuno chiedere scusa alla professoressa e ai suoi studenti  per la sofferenza causata con l’allontanamento dall’attività didattica e lascerei con rispetto la scuola alla sua autonomia didattica funzionale, che ricordo è di rango Costituzionale.

Giancarlo Marcelli – Dirigente scolastico –

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