La musica ha, senza dubbio, un nesso con le emozioni, durante l’ascolto o la produzione, è capace di
suscitare cambiamenti emotivi oppure indurre delle rappresentazioni, in altri termini, particolari suoni
possono commuoverci, impressionarci, farci sentire coinvolti, appassionarci e l’elenco potrebbe continuare.
Ma qual’ è il segreto di questa capacità evocativa e perché si provano emozioni durante la fruizione
musicale. Perché non restiamo indifferenti all’ascolto di un brano di Bill Evans piuttosto che ad un brano
pop? Quale vantaggio ci procuriamo nell’ascolto? Nonostante i correlati neurali della cognizione musicale,
siano stati ampiamente studiati nell’ultimo decennio, alcuni aspetti restano ancora oscuri alle neuroscienze.
In particolare, i ricercatori hanno studiato l interesse della scienze verso la musica e la sua relazione con altre
funzioni cognitive e ciò ha permesso di acquisire ulteriori informazioni su come è organizzato il cervello
umano e come funzionano determinati processi. Le osservazioni attente ed accurate ci hanno regalato
risposte su : attenzione, memoria, motricità, percezione ecc. Diversi studi hanno suggerito che l’obiettivo più
comune di esperienze musicali è quello di influenzare le emozioni: le persone usano le note come strumento
per regolare le suddette emozioni, liberarle, abbinarle, per godere o consolarsi, e per alleviare lo stress.
L’interesse dei ricercatori è motivato dal fatto che sono di importanza vitale per la salute e l’equilibrio
individuale. Durante la vita di un individuo, il consumo di musica ha il suo picco durante l’adolescienza. E’
in questo periodo che il corpo subisce cambiamenti fisici e psicologici che mirano a raggiungere una forma
adulta definitiva. Ed è in questa età che la musica viene riflessa come la manifestazione principale di
espressione, l’identificazione e la personalità. Questo stadio è stato considerato un importante periodo per lo
studio della musica nella regolazione dell’umore. Le melodie hanno una forte rilevanza, in particolare per i
giovani: gli adolescenti ne consumano in gran parte e per tantissimi anni della loro vita. La maggior parte
delle forti esperienze legate a questa realtà artistica si verificano durante l’adolescenza e la prima età adulta.
Un interessante studio condotto da ricercatori giapponesi aiuta a spiegare perché alle persone piace ascoltare
musica triste. I brani musicali impiantati in tonalità “minori” in realtà potrebbero evocare emozioni positive.
“In generale, la musica triste induce tristezza negli ascoltatori, e la tristezza è considerata un’emozione
sgradevole. Se la musica triste evoca solo emozione sgradevole, non dovremmo allora ascoltare musiche
tristi”, hanno scritto i ricercatori nello studio. La ricerca spiega come la musica agisce sul nostro equilibrio
psichico, spesso inconsapevolmente. Le persone, a volte, preferiscono ascoltare musiche in tonalità minore e
tristi, sia per meglio superare stati di malessere sia, preventivamente, per affrontare momenti negativi nella
vita quotidiana. In altri termini, l’ascolto attivo di musica sarebbe una modalità strategica utilizzata, spesso in
maniera inconsapevole, come abilità di “fronteggiamento”, “gestione attiva”, “risposta efficace”, “capacità
migliorata” di risolvere i propri problemi.
ARCIBALDO

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