Nella società di oggi non esiste una categoria di donne lavoratrici che riesca a far carriera senza dover fare
sacrifici. Infatti, molto spesso, sono costrette a dover rinunciare a passare del tempo con i propri figli, o a
rifiutare gran parte degli impegni professionali proprio per la famiglia. Dopo le dipendenti, le manager
sembrano costituire l'ambito più colpito dalle difficoltà riguardanti l'intesa tra famiglia e carriera. Anche
loro, che sono riuscite a raggiungere una posizione lavorativa invidiabile e che sono favorite dal punto di
vista economico, hanno ammesso di trovarsi spesso in una condizione di stress. Lo stress da carriera
colpisce, in particolar modo, le donne tra i 35 e i 45 anni. In esse si verificano, per lo più, problemi
riguardanti la sfera privata. Infatti hanno soprattutto difficoltà nel gestire le relazioni con le persone care,
che fanno parte del centro dei loro affetti. Questo è causato dal fatto che si svolge un'occupazione troppo
impegnativa, nella quale si hanno pochi aiuti. Infatti molte donne hanno timore di fare figli per paura di
essere licenziate o, peggio, altre preferiscono dare le dimissioni perchè non riescono a reggere i ritmi casa-
lavoro o perchè si sentono in colpa di non passare abbastanza tempo con i bambini, fortemente voluti, e
credo che questo sia molto triste. Penso che una donna non debba essere limitata nel costruirsi una vita
affettiva, un “focolare” , per paura di perdere il posto di lavoro che, magari, ha sempre sognato. Un altro
problema che molte manager si trovano ad affrontare è quello di dover guidare per lo più team composti
soprattutto da uomini e molte dicono che non è facile acquisire autorevolezza difronte ai loro occhi. In
parecchie testimoniano di aver avvertito, fin da subito, la disuguaglianza tra sessi e che, mentre gli uomini
vengono chiamati "ingegneri", loro vengono semplicemente chiamate "signorine". E’ presente anche
l’aspetto della differenza di guadagno, per cui a parità di posizione professionale, una donna percepisce in
media il 23% in meno dello stipendio di un uomo. Intanto sarebbe urgente porre immediatamente un
raffronto con l'estero, da cui emerge come in Italia siano urgenti e necessarie politiche efficaci in materia di
pari opportunità. Basterebbe oltrepassare le Alpi e copiare semplicemente dai paesi che ci sono vicini,
come la Francia. E c’è da dire che l'Italia rimane agli ultimi posti in Europa rispetto alla presenza delle
donne nel mondo del lavoro, con un tasso di occupazione femminile del 46% contro una media europea del
57%. Perché non sfruttare il fatto che la donna è sicuramente pragmatica e previdente, mette al primo
posto la visione strategica, va dritta al risultato, grazie alla tenacia e a una buona dose di intuito. In un
mercato caratterizzato da continui cambiamenti, le donne sembrano avere maggiori capacità di
adattamento. Per fortuna, però, ci sono anche molte persone intelligenti che non giudicano dal sesso, ma
bensì dal valore e dalla voglia di fare, dalle competenze possedute, dalla duttilità verso i rapporti umani e
dalla serietà professionale. La speranza è che ci sia uno sviluppo contestuale della situazione che prenda
nota di questo, per vedere all’orizzonte un futuro più giusto e redditizio allo stesso tempo.

Erika Tarsi IV Graf e Comun. opz Carta

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