Redigere un abstract è un’operazione che richiede rigore e attenzione, per la natura del documento che deve essere sintetico e essenziale. In esso niente deve distorcere la verità, ma tutto deve farla capire velocemente, senza trascurare la puntigliosità. Nel mio caso, l’abstract professionale di docente-preside è quello concentrato su storie speciali.

Da docente ricordo le belle lezioni, rese tali dalla proficua partecipazione degli alunni; alcuni studiosi, che ancora oggi quando ti salutano ti mettono in difficoltà, Filippo, Andrea, Luca, Ernesto e via dicendo; altri, spensierati ma che hanno reso la vita gioiosa e su tutti Antonio, il giocarellone della classe. La fortuna è quella di averli conosciuti e per un po’ guidati nel prepararsi a ricercare le migliori condizioni professionali.

Come preside le vicende sono un po’ diverse, perché più caratterizzate da circostanze speciali, anche socialmente. Capitano giovani ribelli contro il mondo cui le regole non gli appartengono; gli antagonisti alla struttura; i sognatori. I più bravi, poi, rimangono ai margini della relazione ma per fortuna ce ne sono tanti, ora affermati e di successo. Capitano anche i bisogni di chi arriva da lontano, ne cito tre: Abba, Mori e Osas.

Abba, cui ho insegnato a contare e fare espressioni con i numeri relativi, grande risultato professionale, arriva dal Ghana e è straordinariamente dolce. Quando si è presentato a scuola non capiva una parola di italiano, ora lo capisce e parla e questo è un gran risultato dei miei docenti. Il suo percorso è molto intenso, fatto di calcio e integrazione. Al calcio è bravo, checché ne dicano i novelli allenatori e presidenti di società di terza categoria! Sarà anche questo un impegno da assolvere: far giocare Abba al calcio e lo farò!   

Mori è un angelo, arrivato a scuola da lontano dopo deserti attraversati e adottato di fatto da tutti. Sentirlo, ascoltarlo e farlo raccontare arricchisce l’anima: è giunto come minore non accompagnato e ora giudici, bravi e sensibili, gli hanno accordato la permanenza fino alla conclusione degli studi tecnici.

Osas è più rude, ma dallo sguardo anche lui dolce e avvincente. Lo stiamo avviando a un tirocinio pratico, grazie a un imprenditore ex studente dell’Istituto, perché come dicono i miei collaborati, ha “le mani d’oro”. Queste storie non sono da abstract, ma da diario. Sono intense realtà di giovani, che potrebbero essere nostri figli. Fuggono dalla miseria e attraversano l’Africa per arrivare nei centri libici di detenzione! Non posso andare oltre, ma così non va! C’è un filone culturale che protegge i protagonisti e è la scuola che li rende cittadini del mondo.

Un grande abbraccio ai miei ragazzi e grazie il Preside.

Caro Giancarlo, ti ringrazio molto del messaggio e della tua attenzione. I tuoi pensieri sui giovani sono bellissimi e, naturalmente, li condivido al 100%. Grazie.

Un caro saluto e buona serata. Francesco

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