La valigetta risale ai tempi di Eisenhower, ma solo con la crisi missilistica di Cuba segue il presidente
americano in ogni suo spostamento. Questo periodo è considerato uno dei momenti più critici della guerra
fredda, nella quale si è sfiorata una guerra nucleare. A brevi linee, nel 1961 gli Usa piazzano missili balistici
in Italia e in Turchia, come tutta risposta il leader russo sigla un accordo con Cuba, in base al quale vengono
posizionati missili sovietici nel territorio cubano, a soli 90 miglia dal territorio statunitense. Ovviamente un
fatto del genere viene considerato inaccettabile per Kennedy, quindi iniziano dei negoziati tra i due paesi,
che si concludono con lo smantellamento delle armi sovietiche, in cambio di una dichiarazione di non
invasione dell’isola caraibica.. Tuttavia a seguito di tale crisi, Kennedy con un documento segreto (National
Security Action Memorandum), decide di rivedere il sistema militare, introducendo appunto la nuclear
football come la conosciamo oggi. Ma qual è la procedura per far partire un attacco nucleare? Il presidente,
come detto sopra, è seguito in ogni suo spostamento da un team di cinque militari a protezione della stessa. Il
contenuto è stato reso noto da Bill Guley, ovviamente al suo interno non vi è un bottone rosso da premere in
caso di guerra, piuttosto il suo interno è costituito principalmente da semplice carta. Un black book (libro
nero), dove vengono descritti i possibili obbiettivi, il loro valore strategico e le vittime che si possono
causare. Ci sono poi altre cartelle o fascicoli che contengono i luoghi sicuri per trasferire il presidente,
descrivono le procedure radiotelevisive per comunicare con la nazione. Sono inoltre presenti dei codici per
l’autenticazione. La procedura vuole che comunque, prima di “premere il bottone” il presidente si riunisca
con i suoi consiglieri, fisicamente o tramite una linea sicura, anche se la decisione spetta comunque a lui
stesso e solo a lui; la decisione presa è poi irrevocabile. Una volta partito l’ordine, il pentagono legge un
codice in alfabeto fonetico militare. A questo punto entra in gioco il biscuit (biscotto), non altro che una
tessera sempre a portata di mano del presidente; nella tessera si trovano le lettere corrispondenti al codice
inviato dal pentagono. A questo punto parte la vera operazione e nel giro di qualche minuto, si conoscono i
bersagli, l’ora di lancio e il piano di guerra. Pensare che una guerra nucleare possa essere scatenata da una
persona, e che il destino della popolazione umana è in mano ad una sola persona fa pensare… occorre un
senso di altissima responsabilità. Mi limito nel citare un senatore americano al riguardo “Nessun essere
umano dovrebbe avere il potere di scatenare unilateralmente la più grande forza distruttiva mai inventata”.
Ovviamente non solo l’America è in possesso di testate nucleari, quindi non solo il presidente americano ha
un “bottone” per scatenare una guerra. Gli stati che possono ordinare un attacco atomico sono a quanto pare
nove: USA, UK, Russia, Cina, Francia, India, Pakistan, Israele e nell’ultimo periodo, come ben si sa, anche
la Corea del nord. Kim Jong-un infatti, con il discorso di inizio anno, ha detto di avere un “pulsante” sulla
propria scrivania, ed ha anche affermato che gli interi Stati Uniti sono sotto la gittata dei suoi missili. Non si
è fatto attendere Trump, che con un tweet ha minacciato Kim di avere un pulsante più potente, vale a dire
con una portata missilistica maggiore, e mettendo anche in dubbio la funzionalità delle testate nord-coreane.
C’è chi continua ad affermare che siamo vicini ad una guerra nucleare, ma la domanda è, ne vale la pena?
Poi è veramente necessario “bisticciare” su chi sia più forte? E’ più saggio pensare al numero potenziale di
morti innocenti …

Andrea Bartocci V° chimica

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