Diretto da Guillermo Del Toro, la forma dell’acqua, ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti come
miglior regista, migliore scenografia, migliore colonna sonora, miglior film, aggiudicandosi 4 premi
oscar su 13 candidature ricevute. Il film, dalla durata di 123 minuti, narra la storia di Elisa Esposito,
una ragazza muta, la quale lavora come addetta delle pulizie, insieme alla sua amica Zelda in un
laboratorio scientifico a Baltimora dove gli americani combattono la guerra fredda contro la Russia.
Elisa vive assieme a Giles, il suo migliore amico omosessuale discriminato al lavoro dai colleghi.
Elisa scopre che nel laboratorio dove lavora, tengono rinchiusa una creatura anfibia, dotata di
grande intelligenza, ma maltrattata ed odiata dal “capo” dello stabile: Strickland (interpretato da
Michael Shannon) il quale reputa quest’essere qualcosa di minaccioso. La protagonista s’innamora
di questo umanoide, per il fatto che la vede come una persona “normale” senza badare al suo
deficit; il loro amore dovrà presto fare i conti con strickland che per far splendere il suo paese,
l’America, non guarda in faccia a nessuno. Per poter trarre in salvo la creatura, Elisa si fa aiutare dei
suoi amici e riesce a portarlo via dalla morte certa. A primo impatto può sembrare il classico film di
fantascienza ambientato nel 1960, ma più si va avanti e più mi sono reso conto che tratta, anche
indirettamente, argomenti molto attuali come la tolleranza alla diversità e la ricerca del bene in
“qualcuno” o “qualcosa”, diverso da noi stessi. Sono rimasto colpito da come il regista ha voluto
mettere in risalto gli usi e costumi di una società e di un periodo storico passati, ma non facendoli
diventare banali o ridicolizzarli esagerando. La colonna sonora è azzeccatissima, è talmente
integrata bene nel film che invece di accompagnare le immagini sembra che voglia essere la
protagonista; riesce a suscitare emozioni da spalancare gli occhi. Anche i dialoghi tra i personaggi
sono molto curati e non viene lasciato niente al caso; con dialoghi si intendono anche gesti, dato che
come ho detto prima la protagonista è muta; basta una piccola distrazione per perdere il filo del
discorso. Questo film si avvicina molto al cartone animato Disney “La bella e la bestia”, come ha
affermato anche Del Toro in una sua citazione: “Ci sono due versioni de La bella e a bestia, una
puritana e una perversa, io ho scelto la terza via”. Questo ci fa capire come il regista abbia trovato
la formula perfetta per far piacere un film del genere ad un pubblico di tutte le età. Per capire a
pieno questa pellicola bisogna per forza guardarla, perche nessuna recensione o nessun racconto a
voce può far provare le stesse emozioni della visione.

Matteo Imperiale IV Chim

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