Accade sempre più frequentemente di doversi occupare di giovani, sia in obbligo di istruzione che maggiorenni, incapaci di condividere le regole scolastiche e non sentirsi motivati allo studio. Questi proseguono gli studi fra “incertezze e debiti scolastici”, fino a acquisire l’auspicato diploma, che però in simili situazioni è difficilmente spendibile. Il ruolo per molti è quello di rappresentare una sorta di ente di sussistenza sociale nel quale, tolta la minoranza di ragazzi studiosi e dal comportamento encomiabile, si trovano tutte le tipologie di disagio catalogate: BES, DSA, iperattivi. Per ognuno va cercata la risposta adeguata da soli per non essere accusati di inadempienza. Simili sollecitazioni arrivano ogni giorno, ma il dramma è quando arrivano direttamente dalle famiglie, magari incapaci o impossibilitate nel guidare al rispetto istituzionale i propri figli, accusando paradossalmente la scuola di abbandonarli perché non fa quello che dovrebbe fare la famiglia. Quando ciò accade rimango molto perplesso e amareggiato, perché fra i miei obiettivi professionali primeggiano quelli di arricchire i giovani di conoscenze per acquisire competenze, mentre devo spesso occuparmi di disagi senza alcun apporto da parte delle famiglie.

Siamo in periodo elettorale e tutti parlano di scuola secondaria  e lavoro: personalmente favorirei le scuole che possano essere tali, sottraendo loro dal compito di dover capire soltanto distraendosi dal ruolo essenziale di dare la sensazione che studiare è più bello che trasgredire, rispettare più ricco che offendere, progettare il futuro più utile che aspettare con rassegnazione e questa può essere una coniugazione di principi utili anche per creare le migliori occasioni occupazionali future.

MOMENTO DI SCUOLA VERO

La recente visita a Pisa al laboratorio delle onde gravitazionali è stato un momento di prova per capire quanto sia utile investire nell’intelligenza dei giovani. Il prof. Franco Frasconi, fisico dell’Infn di Pisa, ha minuziosamente introdotto la visita e curati i particolari, al punto che sembrava di vivere una realtà virtuale nella quale i giovani si sono confrontati. L’attenzione verso una simile problematica, la partecipazione nell’ascolto, l’importanza del tema che attraversa scienza e filosofia, proiettando il tempo verso un valore assoluto, hanno intrigato profondamente i partecipanti.  Ecco forse un modo per sostenere la ricerca e lo studio nel nostro paese, rendendo liberi dai condizionamenti economici gli spazi dove prevale scienza, impegno e conoscenza. I miei studenti con la loro partecipazione lo hanno reclamato. Al rientro si è diffusa nel gruppo un’aria di soddisfazione che mi ha fatto riflettere sui luoghi comuni nei quali l’ostentato pensiero che la scienza sia cosa per pochi è solo un pensiero non veritiero.

Nell’auditorio, mentre il prof. Fiasconi raccontava di dimensioni impercettibili o di prospettive scientifiche inimmaginabili, i giovani capivano un pò tutto quello che a scuola rifiutano: forse allora la via della conoscenza scientifica   impone qualche riflessione più approfondita, almeno sul modo di come diffonderla.

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