Il nostro Stato e il futuro dei giovani

Oggi, 2 giugno, si celebra nel nostro paese la festa della Repubblica,   come segno di identità dell’ordinamento, frutto  del risultato del voto del 2 e 3 giugno del 1946, in cui gli italiani, recandosi alle urne per il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica, scelsero quest’ultima. 

Si trattò della prima votazione a suffragio universale convocata in Italia. Con circa due milioni di voti in più vinse la Repubblica e dal 1947, nel nostro Paese, si celebra tale circostanza.

Bene, come sempre, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto: “Il 2 giugno è la Festa degli italiani, simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. E’ un appuntamento che rinsalda la leale adesione e il sostegno dei cittadini all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle proprie autonomie, sociali e locali”.  

La nostra Repubblica subito dopo la sua individuazione è stata dotata di una Costituzione straordinaria. Essa è la legge fondamentale dello Stato e occupa il vertice della gerarchia delle fonti nell’ordinamento giuridico della Repubblica.

Venne promulgata dal capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre seguente e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 298, edizione straordinaria, nello stesso giorno, entrando in vigore il primo gennaio 1948. Personalmente non amo raccontare la storia per date, ma per fatti e valori. Questa volta però è importante farlo perché le date segnano la rinascita del nostro paese dopo un periodo buio di sopraffazioni e guerre. Mi preme segnare la giornata odierna con l’art. 1 della Costituzione che è il vessillo del futuro e rappresenta l’impegno primario delle istituzioni. Si dice:

 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Darei questo tema per gli imminenti esami di Stato. La valutazione del suo svolgimento potrebbe aiutare a capire, da parte dei rappresentanti istituzionali, come i giovani vivono la speranza del futuro e del lavoro. Ora però devo tranquillizzarli perché sono certo che non ci sarà tale riflessione, per motivi diversi tipici di questo tempo. Allora da uomo di scuola mi permetto di suggerire ai candidati: studiate con ansia e voglia di sapere, senza paura ma con la certezza che nessuno potrà mai togliervi il futuro. Così insegna la storia che prima o poi chiede pegno. In bocca al lupo.

Giancarlo Marcelli – Dirigente Scolastico   

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