Paolo Nanni, organizzatore dell’evento contro le dipendenze patologiche, ci ha presentato un argomento illustrandolo in modo ampio e dettagliato da toccare profondamente le corde di noi ragazzi. Il tema in questione ruotava intorno al concetto della fragilità, che accomuna le nuove generazioni. Le conseguenze che ne derivano rendono più complesso il nostro processo di formazione e di crescita umana. Viviamo in una società dove è facile perdersi, disorientarsi ed andare in confusione: i cambiamenti sono vertiginosi, tutto sembra trasformarsi da una stagione all’altra, ci mancano i principi di riferimento, le giuste guide perché gli adulti non ci offrono più modelli di vita coerenti e credibili.  In un contesto così confuso e caotico, si perdono le nostre fragilità. Non solo quelle di noi ragazzi ma anche quelle degli adulti. Si è parlato così del concetto delle dipendenze che ovviamente fanno leva soprattutto sui deboli, sugli insicuri e sui depressi, in un momento in cui molte sono le persone senza lavoro, senza una casa e senza una patria. La prospettiva di cercare un colpo di fortuna spinge a tentare la sorte: ecco allora il poker online, le slot machine, le schedine del toto calcio, le scommesse sportive, i “gratta e vinci” e le lotterie. Però, accanto a queste dipendenze, ce ne sono altre anche più subdole ed insidiose come quelle di cui alcune possono sembrare “strane”, e nel dettaglio causate dal caffè, il fumo, l’alcool, il cellulare, i videogiochi, le serie tv. Qualsiasi cosa appaghi i nostri sensi diventa subito una necessità di cui non possiamo fare più a meno: basta pensare alle “grane” che piantano i bambini più piccoli in pizzeria, quando reclamano le patatine fritte con “l’esta thè” oltre al pezzo di “margherita”. Il meccanismo pubblicitario ed il consumismo hanno contribuito notevolmente a cambiare le abitudini ed i comportamenti, tanto da fare apprezzare al nostro palato cose che in altri tempi avremmo definito di improbabile gusto. A questo punto ci si chiede come abbiano fatto a sopravvivere quanti ci hanno preceduto, nei primi decenni del secolo trascorso, quando ci sono state le guerre, le miserie, le malattie, l’ignoranza diffusa; quando eravamo noi ad essere e fare gli emigranti verso l’America, le miniere in Francia ed in Belgio o le fumose fabbriche della Germania. Quando per rimandare i soldi a casa i padri dormivano in quattro o cinque in una stanza e mangiavano in Svizzera “Pane e cioccolata”. Siamo distanti anni luce da quel mondo fatto di gente più forte e coraggiosa, più sana nei principi, più aperta alla speranza, capace di guardare al futuro con orgoglio e positività. Certo a quel tempo non esistevano tante dipendenze, o se esistevano non erano un fenomeno di massa. C’era tanta fatica da fare ma nessuno si lamentava dello stress, che oggi appare come un’epidemia da cui non sono immuni nemmeno i bambini. Anzi gli adulti giustificano con lo stress il ricorso alle dipendenze, fino all’abuso e agli eccessi delle stesse. Purtroppo questo dilagante fenomeno non tocca soltanto la nostra penisola ma tutte quante le civiltà più avanzate, alimentando la delinquenza ed i traffici di sostanze stupefacenti. Per questo motivo in varie parti del mondo come l’America, l’Australia e la Germania, si stanno prendendo seri provvedimenti per fronteggiare il fenomeno si questa grave piaga. Certamente, quanti sono dediti all’educazione dei giovani, devono adoperarsi perché cresca una generazione più forte, più attrezzata a livello mentale e psicologico, a far fronte alle debolezze e alle inadeguatezze di una cultura dilagante, che ha perso il vero senso della civiltà.

Bujamin Mehmedi 4 CHIM

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