Diretto da Ryan Coogler e distribuito in Italia da Wider Films, il film in questione tende a documentare un fatto realmente accaduto nella notte di capodanno del 2009 ad un giovane ragazzo di 22 anni di nome Oscar Grant, interpretato nel film da Michael B. Jordan, che si ritrova in mezzo ad una rissa per futili motivi, in una metropolitana di Oakland, California; Purtroppo il giovane avrà un destino crudele, verrà ucciso da un poliziotto con un colpo d’arma da fuoco. La narrazione, per la maggior parte della sua durata, ci conduce nella vita di Oscar, in tutte le sue sfaccettature. Ci fa conoscere il connubio tra i vari momenti di vita difficili vissuti,  come i  problemi con la legge avuti in passato e la sua voglia e determinazione di rimettersi in piedi, di venirne fuori completamente in modo definitivo. Le leve di questo desiderio di inversione sono rappresentate dall’amore per la figlia, per la compagna e la sua famiglia, specialmente sua madre, che nonostante tutto le sta sempre vicino. L’anno nuovo si avvicina, Oscar e Sophine – interpretata da Melonie Diaz – dopo aver lasciato la loro bambina in custodia dalla zia, si incontrano con degli amici per festeggiare, fino a quando il protagonista e i suoi amici si ritrovano all’interno di una rissa; con l’intervento dei poliziotti, viene fermato il gruppo del ragazzo. Dopo varie minacce, senza alcun senso, delle forze dell’ordine, Oscar viene colpito da un proiettile sparato da un giovane poliziotto. Inizia così purtroppo una lunga e drammatica agonia che lo porta alla morte in ospedale, per i traumi e le emorragie riportate. Il “servitore dello stato” che ha sparato sconterà solo 11 mesi di prigione, rispetto ai 2 anni assegnati dal giudice. Il regista con questo film vuole sensibilizzare il pubblico verso un grave aspetto della vita statunitense, con una tematica molto scottante e attuale: l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, a danno generalmente, di afroamericani e ciò che è successo ad Oscar, nel 2009, è solo uno dei tantissimi casi di questo fenomeno raccapricciante. Ci sono notizie, riguardanti l’argomento, quasi a cadenza costante e periodica, tra TG, quotidiani e web news.  Però non bisogna per forza guardare oltreoceano per trovare casi simili; basta ricordare Stefano Cucchi, di cui la morte rimane ancora un mistero velato, o meglio, le autorità vorrebbero che resti tutto il più possibile segreto. Se ci pensiamo bene, vedendo anche solo le strazianti immagini sfuggite alla “censura”, viene quasi da gridare di raccapriccio, per la violenza usata su Stefano. Un Paese civile non può fare e sopportare gesti che sanno di tortura. Il messaggio positivo che ci consegna il film comunque sta nella dimostrazione concreta che la verità prima o poi viene e verrà sempre a galla. L’unico aspetto, non da poco, che non riusciamo a spiegarci è perché nel 21esimo secolo ancora esistono casi di disumanità marcati, nei confronti di altri esseri umani..?.

Mattia Imperiale IV CHIM

Ti potrebbe interessare anche

GIOCHI D’AUTUNNO 2020
Eduscopio: per chi frequenta istituti tecnici cresce possibilità di trovare subito lavoro
PRIME PAROLE SULLA POSSIBILE CREAZIONE DI UN INDIRIZZO ALBERGHIERO A FABRIANO