La piattaforma Netflix, con la regia di Marti Noxon e con la protagonista Lily Collins, la quale interpreta Ellen, è riuscita a dare in visione un film che riesce a toccare nel profondo, con una tematica molto attuale e, purtroppo, molto diffusa tra i giovani d’oggi: l’anoressia. La situazione familiare di Ellen non è tra le migliori, i genitori sono divorziati, il padre, molto assente per motivi lavorativi, si è risposato e ha avuto una figlia, mentre la madre ha iniziato una relazione con un’altra donna. La ragazza, per anni si è rifugiata in un social dove pubblicava dei disegni, pensieri e frasi. La sua malattia, però, andando via via peggiorando, costringe così la sua nuova “madre” a girare per infinite città, alla ricerca di un medico curante, a all’altezza del suo problema. Dopo vari tentativi e l’ennesimo buco nell’acqua, Ellen insieme alla sua famiglia, riesce a trovare uno specialista, che utilizza metodi “alternativi”, per curare i propri pazienti: mette in contatto vari ragazzi (tutti con lo stesso problema della protagonista) in una casa famiglia, per cercare di farli relazionare tra di loro e di conseguenza, tramite questo sistema, procedere nella cura. La situazione non va avanti come previsto; Ellen diventa sempre più magra, triste e depressa, non solo per i suoi problemi personali, ma anche per delle vicende che accadono nella casa, come l’interesse, non solo da parte sua, verso l’unico maschio e per le conseguenze psicologiche derivate dal fatto di una sua compagna di camera, la quale perde il figlio che aveva in grembo, in seguito ad una vomitata volontaria. Così, si rende conto che la convivenza in quel luogo non è fallita, decidendo di mollare tutto. Con le forze al minimo, fa i bagagli, prende i suoi effetti personali, per poi andare dalla vera madre, sperando di ricevere un po’ di conforto. La notte stessa va in cima ad una montagna, si addormenta, e sogna se stessa, in forma, la quale guarda in cima ad un albero il suo stesso corpo, privo di vita accasciato al suolo. Dopo essersi risvegliata, torna dalla compagna del padre e dalla sorella e con grande tenacia, decide di ripresentarsi alla casa di cura da dove era fuggita. Affrontare un tema del genere non è facile e di certo non è semplice nemmeno saperlo raccontare, attraverso un lungometraggio basato su dei ragazzi; a tratti può sembrare scorrevole e piacevole, ma si percepisce quel senso di vuoto e di mancanza di intervalli in parecchie scene del film. Forse la tematica stessa porta ad una messa in scena frastagliata. C’è anche da chiedersi perché le scene sono un poco patinate, in un certo senso; per un motivo di vendita, commerciale? Non è forse più corretto, pur nella delicata questione, essere più duri nella rappresentazione di situazioni ? Immagini maggiormente d’impatto spiegherebbero meglio magari quello che realmente è l’anoressia e quello che provoca. Il copione poi, fa pronunciare al grande attore   Keanus Reeves, parole un poco leggere verso Ellen, per cercare di convincerla a mangiare….Dunque un film non male ma che poteva dare sicuramente di più.

Mattia Imperiale IV° chimica

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