In Italia non si vota da cinque lunghissimi anni (da Febbraio 2013). Le elezioni politiche finalmente sono agli sgoccioli, in quanto si terranno domenica quattro marzo 2018; avranno come tema centrale il rinnovo delle due camere del Parlamento italiano, (la Camera dei deputati e il Senato) che sono il fulcro della vita democratica del nostro paese. In questi anni si sono susseguiti ben quattro  presidenti del consiglio e tre governi: il governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014), il governo  Renzi (dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016) e il governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016), tutti auto eletti in carica. Nella cabina elettorale quindi, tutti coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno di età (per la Camera) e tutti quelli che ne avranno compiuti 25 (per il Senato), saranno  chiamati a scegliere gli eletti con destinazione, il Governo. Il loro compito sarà quello, dopo il voto, di dare soluzioni alle problematiche dell’Italia. I rappresentanti parlamentari  sono divisi in gruppi politici chiamati partiti, ognuno dei quali ha un proprio programma elettorale e una rosa di candidati. Ogni partito poi definisce in genere il nome del candidato premier. I partiti maggiori, candidati ad oggi sono: Il Movimento Cinque Stelle, il Partito Democratico, Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia, che hanno già esposto i loro programmi elettorali. La maggior parte dei partiti che troviamo oggi, sono delle mutazioni di partiti storici come P.C.I (partito comunista italiano), M.S.I (movimento sociale italiano), Democrazia Cristiana, P.S.I (partito socialista italiano), soprattutto. Per decenni la politica italiana è stata divisa, a grandi linee,   in solo tre partiti, sopra descritti, nello specifico: DC-PCI-PSI e non come oggi, in tante casacche che sono arrivate a presentare 99 simboli. Forse prima era una libertà poco rappresentativa, oppure magari non sufficientemente con quei pochi partiti, ma oggi stiamo rasentando il ridicolo, anche perché come diceva un filosofo greco, troppe possibilità di scelta e come non averne nessuna. Una curiosità, ma di grande importanza rappresentativa, è quella relativa ai termini di sinistra e destra nella politica italiana. Le denominazioni in questione, “destra” e “sinistra” delle due parti opposte nell’emiciclo politico, nascono in Francia poco prima della Rivoluzione francese. Nel maggio 1789 furono convocati gli Stati generali dal Re di Francia, un’assemblea che doveva rappresentare i tre ordini allora istituiti: il clero, la nobiltà e il terzo Stato. Quest’ultimo si ordinò all’interno dell’emiciclo con gli esponenti conservatori che presero i posti alla destra del Presidente, i radicali quelli alla sinistra. Questa divisione si ripresentò anche in seguito, quando si formò l’Assemblea nazionale. A destra prevaleva una corrente volta a mantenere i poteri monarchici, a sinistra stava la componente più rivoluzionaria. Da quel momento che rappresenta un vero e proprio battesimo, non solo il luogo occupato avrà un suo significato ma si potranno riconoscere, solo indicando i luoghi fisici occupati negli scranni, chi appartiene ad un “credo” politico, piuttosto che ad un altro. Tornando ad oggi, è doveroso dire che queste elezioni sono fondamentali e determinanti per il nostro paese, dato che chiunque vincerà, avrà una grande responsabilità, far uscire dalle sabbie mobili (disoccupazione, immigrazione, sicurezza, crescita economica e tecnologica) la nostra penisola, che da troppi anni ne è paralizzata.

Vittorio Mita  Classe 3 Chimica                                      

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