Alcune feste nazionali hanno, a mio avviso, un valore speciale di democrazia da tutelare.  In molti paesi democratici le commemorazioni più importanti sono quelle che ne sugellano l’importanza: da noi il 25 aprile, festa della Liberazione e il 2 giugno, festa della Repubblica. In tutto il mondo c’è la festa del primo maggio, strettamente connessa ai valori della socialità e del rispetto. Ricordare gli avvenimenti di Chicago è un’esemplificazione del valore della festa, perché di essa va soprattutto tutelato e condiviso il senso del lavoro. Lavorare nobilita, quando vuol dire fare qualcosa che ti gratifica; mortifica quando lo si deve fare per sopravvivere con o senza il minimo decoro. Questo principio del lavoro, lo rende ancor più importante nel senso esistenziale e non nella contrattazione della dignità. Ogni politico o sindacalista dovrebbe condividerne, anziché ricordarlo per un giorno, il valore, nell’ ambito del ruolo istituzionale da svolgere. In questo tempo c’è un diffuso senso di ostracismo verso la politica, considerata un’espressione evidente di chi non ama il lavoro o magari cerca di agevolarsene promettendo la luna, attraverso una missione elettorale quasi francescana. Avversione e lotta, per il senso democratico, sono termini contrapposti: sull’avversione alcuni hanno fatto nel tempo fortuna, sulla lotta, ahimè, si continua a reclamare rispetto senza strategia politica. Mi fermo qui, perché poi subentra la storia che è un compendio informativo culturale da non sottovalutare e da dover rispettare.

   Giancarlo Marcelli

Ti potrebbe interessare anche

Libertà di istruzione e sanzioni disciplinari
L’abstract della vita
La questione delle province