Cosa c’è alla base delle nostre tecnologie? Negli ultimi anni si è aperto un dibattito sull’estrazione ed esportazione del cobalto, il petrolio del futuro. In termini quotidiani possiamo definire cobalto quel materiale che sta alla base della produzione di tutto ciò che ha una batteria. I materiali alla base di queste batterie sono molto ricercati in particolar modo il cobalto stesso, che è il componente chiave per la realizzazione del polo negativo delle batterie. Si stima in uno Smartphone ce ne sia dai 5 ai 10 g raffinato, mentre nel medesimo componente per auto elettriche, può contenerne fino a 15 chili. La domanda di questo prodotto si è triplicata negli ultimi cinque anni e si raddoppierà nei prossimi tre. Tra l’altro, le case automobilistiche sono già in competizione per aggiudicarsene una fornitura enorme. Questo fenomeno ha spinto la valutazione di questo elemento al rialzo del 75% soltanto dell’ultimo anno. Pertanto, i grandi fonti di investimento hanno incominciato ad acquistare miniere, con operazioni finanziarie di circa 900 miliardi di dollari. La maggior riserva mondiale di cobalto è rappresentata dal Congo. Nel Paese, si estrae il 60% del prodotto mondiale; per questo sono presenti le più grandi società mineraria al mondo. La società padrona è quella cinese, grazie anche al contratto del Congo con la Cina, che ammonta a 6 miliardi di dollari. Difatti il 90% il cobalto estratto in questa nazione centro-africana,  finisce nel “suo” lontano Oriente, dove  secondo il Financial Times, controlla il 62% del mercato mondiale di questo minerale, un vantaggio essenziale per le auto elettriche di domani. Di tutti i soldi che girano intorno a questo tesoro, i lavoratori non ne sono a conoscenza. Le industrie del settore, tutte insieme, contano 15000 persone, ma i minatori illegali sono circa 400000. Solo una piccola parte lavora per le grandi aziende, la maggioranza invece sono disperati che faticano in condizioni disumane, scavando a mano tunnel artigianali. I tunnel di cui parliamo, sono strettissimi e pericolosi e purtroppo solo una piccola percentuale del materiale cercato risulta cobalto, che poi potrà essere venduto. Il materiale ottenuto dalle enormi fatiche messe al suo servizio, viene poi venduto in alcuni mercati locali, a commercianti intermediari, i quali poi rivendono il tutto a grandi aziende che lavorano nel Paese. Le stesse poi, procedono a esportarlo assieme al resto della materia prima, che producono nei loro stabilimenti. Nel cobalto si trovano anche altri sottoprodotti come l’uranio, che crea gravi problemi agli uomini che scavano senza protezione. Ci sono inoltre migliaia di bambini a partire dai 7 anni che lavorano a 2 dollari per 12 ore al giorno e che sono sempre esposti ai metalli che fanno insorgere problemi respiratori e tanti altri gravi. Nei casi di donne in gravidanza, possono portare a delle malformazioni del feto e di conseguenza, del bambino. Questi lavoratori dunque, oltre a guadagnare una misera cifra di 200 dollari massimo al mese, lavorano 8 o 9 ore al giorno, rischiando la vita dentro ai tunnel. Nel 2015 sono riusciti a estrarre dalle miniere un milione di tonnellate di cobalto, ma di questo milione, almeno 300000 tonnellate sono state prodotte dai minatori illegali. Il numero di questi “disgraziati” è destinato a salire a dismisura non solo per sviluppare le nostre tecnologie portatili, ma soprattutto perché le batterie sono il cuore della prossima rivoluzione industriale, quella delle auto elettriche.

ELVIS VEZI 2A

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