Il calcio fiorentino è uno sport non molto conosciuto, poiché praticato solo in eventi eccezionali. Consiste nella rievocazione proprio storica del gioco greco chiamato Harpastrum, nel quale gli uomini si contendevano una palla fatta sostanzialmente da componenti animali. La storia ha voluto che i romani riprendessero questo “sport” portandolo all’odierna evoluzione. Negli anni ha anche modificato o, più correttamente si può dire, ha ampliato la gamma dei suoi nomi per designarlo; infatti oggi è pure detto, calcio in costume. Le regole sono abbastanza semplici: 27 giocatori per squadra si contendono il pallone e devono riuscire a centrare un quadrato nella metà campo avversaria, che si protende per tutta la linea di fondo. Se la squadra che ha il pallone centra il bersaglio, fa una caccia (ovvero un odierno goal che vale 1 punto), se invece sbaglia subentra la mezza caccia, ovvero mezzo punto, ma regalato alla squadra avversaria. Il bello, ma anche il brutto di questo sport è che nel portare la palla da un campo all’altro non ci sono regole, né per la squadra che attacca, né per chi difende; i giocatori dunque possono essere fermati con ogni mezzo, a patto che non si arrivi a risse alquanto violente. Essi si placcano e scambiano calci e pugni nella sabbia, mentre colui che ha il pallone corre a più non posso verso l’altra metà del campo, come succede nel rugby. Infatti è proprio questo il problema; infuocati dall’agonismo, gli animi dei calciatori non ammettono pietà di alcun tipo e in svariate occasioni le partite sono state sospese o addirittura annullate. L’episodio più recente risale al 2017 dove il match disputato nella piazza di S.Croce di Firenze,  è stato annullato dopo soli 19 minuti, per aggressione agli arbitri. La moderna sede del gioco è, come detto sopra, a Firenze. Lo svolgimento dell’avvenimento coinvolge tutta la cittadinanza, con cifre di pubblico intorno ai 40000 spettatori, tanto che sono state istituite 4 squadre, simbolo di 4 cantoni fiorentini: S. Maria Novella, S. Spirito, S. Giovanni e S. Croce, che hanno i rispettivi colori rosso, bianco, verde e blu. Essendo divenuto ormai come una sorta di “palio”, la gente scredita il calcio in costume e pensa che chiunque vi possa partecipare, ma in realtà gli atleti si preparano per tutto l’anno per questa manifestazione e dunque una volta arrivati al gran giorno, è impossibile non farsi prendere dal gioco e quindi non scatenare accese lotte all’interno dell’arena. Questo sport, senza dubbio, non è certo fatto per uomini senza i cosiddetti attributi. I termini “caccia”, gli scontri corpo a corpo, l’animosità, la determinazione, l’arena, il contesto del luogo e l’incitamento del pubblico, ci portano indietro nella storia, in tempi in cui da parte delle persone, c’era il bisogno di assistere a cose “forti”, basti pensare ai gladiatori. Per fortuna oggi, pur nelle sue specificità, rimane solamente un gioco.

Alessandro Donnini V Inf.

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