Ospedale di Napoli. Dopo un parto nell’ anonimato, così come la legge italiana permette, una bambina avente la sindrome di Down viene abbandonata dai suoi genitori. Il caso finisce sulla scrivania dei giudici del tribunale dei minori che avviano subito le procedure per l’adozione. Sette  le coppie di genitori in lista d’attesa contattate dal tribunale e sette i «no» incassati in poco tempo. A questo punto è stata presa in considerazione la richiesta inoltrata già da qualche tempo di un single desideroso nel poter adottare un figlio disabile, senza porre alcuna limitazione. Appellandosi alle deroghe della legge 184 previste all’articolo 44, la bimba gli viene assegnata in preaffidamento: il giudice, prima di giungere a una pronuncia definitiva, dovrà infatti accertare il buon inserimento del neonato nella famiglia adottiva imponendo un periodo di prova in cui si occuperà di monitorare la sua nuova condizione. Un tempo che dovrebbe durare intorno ai dieci mesi e che, se tutto andrà per il verso giusto, potrebbe concludersi con l’adozione definitiva della piccola da parte dell’uomo. Uno dei pochissimi casi in Italia, così come riportato da “Il Mattino”. La legge italiana prevede che, durante la selezione delle coppie che danno disponibilità all’accoglienza di minori senza famiglia, sia affrontato anche l’aspetto della eventuale disabilità del bambino, ponendo una domanda generica che esclude il grado di gravità. Per chi, invece, prende in considerazione l’adozione internazionale, il capitolo salute viene approfondito con dettaglio, in modo da dichiarare le patologie “accettabili” e non. Ciò permette una garanzia sulla complessità dell’argomento, diminuendo il rischio di rigetto dell’adozione stessa. Il risultato pratico è che in Italia le coppie adottanti, in mancanza di dettagli, negano la disponibilità assoluta, forzando i tribunali a testare ugualmente la possibilità delle famiglie per i specifici casi (dando in questo modo, giustamente, la precedenza a due figure genitoriali). Senza ombra di dubbio, l’uomo che ha accolto con sé la piccola, ha mostrato un cuore davvero grande, ma questo non permette di giudicare le coppie che non se la sono sentita. La questione della disabilità dei bambini è molto importante: la vita è pienamente vita al di là di ogni condizione ma, l’ignoranza per la patologia in questione, porta alla paura di crescere qualcuno di incompreso, a causa delle minime informazioni riguardanti la psicologia del soggetto. Sminuire la questione, mettendola in un piano di normalità, non aiuta l’affrontare il percorso genitoriale: se si vuole prendere alla mano un compito rilevante, le conseguenze devono essere tali. Capire come educare, crescere, al meglio, una persona che può presentare eventuali “limiti” non sapendo in che modo può venire influenzata; non è da poco. I sentimenti, sono l’unica cosa che possono “giustificare” scelte significative. Per questo ribadisco dicendo che: la scelta della madre, il padre, e le varie coppie, non vanno in nessun caso sottoposte al giudizio degli altri ma accettate, perchè hanno dato la possibilità a un uomo dal grande spirito di mettersi alla prova. Buona “fortuna”.

Michele Kaçuli, IV° Chimica

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